Piano di Emergenza Capena (RM)

Il Piano di Emergenza Comune di Capena è stato redatto seguendo le Linee Guida per la pianificazione comunale o intercomunale di emergenza di Protezione Civile predisposte dal settore protezione civile della Regione Lazio ed approvate con Deliberazione di Giunta Regionale n. 363 del 17/06/2014 e successivamente aggiornate con Deliberazione di Giunta Regionale n. 415 del 04/08/2015.

Dalla premessa delle suddette Linee Guida si evidenzia come:

“Il Piano di Emergenza Comunale o Intercomunale (di seguito PEC) è obbligatorio a norma di legge (Legge. n. 100/20121) perché strumento strategico per la gestione delle emergenze e per la prevenzione nella mitigazione dei rischi nei territori comunali. A livello locale è previsto che ciascun Comune si doti di una organizzazione, determinabile in maniera flessibile in funzione delle specifiche caratteristiche dimensionali, strutturali e delle risorse umane e strumentali disponibili, assicurando al Sindaco la catena di Comando e Controllo secondo quanto stabilito nel PEC.

Il PEC può essere di tipo Comunale o Intercomunale, cioè predisposto da più Comuni territorialmente contigui nei confini e nella situazione morfologico-territoriale. Non possono essere redatti Piani Intercomunali in cui i territori comunali abbiano soluzioni di continuità.

In riferimento all’organizzazione del Sistema Comunale di Protezione Civile, ai sensi della normativa vigente, il Sindaco è l’unica Autorità comunale di Protezione Civile ed è quindi il primo responsabile della risposta comunale all’emergenza. In virtù di questo ruolo, i primi soccorsi alle popolazioni colpite da eventi calamitosi sono diretti e coordinati dal Sindaco del Comune che attua il PEC approvato in sede di Consiglio Comunale e garantisce le prime risposte operative all’emergenza, avvalendosi di tutte le risorse disponibili e dandone immediata comunicazione al Prefetto e al Presidente della Regione”

Il lavoro di adeguamento eseguito è stato effettuato a partire dalla legge 100/2012 che ha introdotto precisi adempimenti per le amministrazioni comunali, in particolare:

  • all’art. 3 prescrive che “i piani e i programmi di gestione, tutela e risanamento del territorio devono essere coordinati con i piani di emergenza di protezione civile, con particolare riferimento a quelli previsti all’articolo 15, comma 3-bis, e a quelli deliberati dalle regioni mediante il piano regionale di protezione civile”.
  • l’art. 15 stabilisce che il Sindaco (entro il termine del 12 ottobre 2012) approvi con delibera Consiliare il Piano Comunale di Protezione Civile,

da tali premesse emerge con chiarezza il ruolo cardine e di indirizzo che assume il Piano Comunale di Protezione Civile sulle scelte di pianificazione territoriale; che di fatti ha ribaltato la precedente impostazione che prevedeva l’armonizzazione dei Piani di Emergenza di Protezione Civile ai Piani Territoriali.

In precedenza la legge n. 225 del 24 febbraio 1992 istituì il Servizio Nazionale di Protezione Civile, con l’importante compito di “tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo dei danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi”. Tale legge, e le sue successive modifiche, disciplinano la Protezione Civile come sistema coordinato di competenze, al quale concorrono le amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e gli altri Enti locali, gli Enti pubblici, la Comunità Scientifica, il volontariato, gli ordini e i collegi professionali e ogni altra istituzione, anche privata. All’interno del sistema coordinato di competenze un ruolo di fondamentale importanza è affidato ai Comuni che devono predisporre il Piano di Emergenza Comunale e che possono dotarsi di una struttura di Protezione Civile. In conformità all’art. 15 della Legge 225/1992 ed all’art. 108 del D. Lgs. 112/1998, il Sindaco è l’Autorità comunale di Protezione Civile e pertanto ha il compito di gestire e coordinare i soccorsi e l’assistenza alla popolazione, dando attuazione alla pianificazione di Protezione Civile.

Negli ultimi anni la pianificazione di emergenza ha visto un radicale mutamento dei criteri di riferimento, puntando sempre più l’attenzione verso un’analisi degli scenari di rischio e delle procedure ad essi collegate, spostando l’attenzione dalla semplice raccolta di dati e numeri ad una più ampia analisi del territorio e dei rischi incombenti su di esso. Lo scopo principale della stesura di un Piano di Emergenza Comunale, partendo dall’analisi delle problematiche esistenti sul territorio, è l’organizzazione delle procedure di emergenza, dell’attività di monitoraggio del territorio e dell’assistenza alla popolazione. E’ quindi fondamentale l’analisi dei fenomeni, naturali e non, che sono potenziali fonti di pericolo per la struttura sociale e per la popolazione.

Pertanto la redazione del Piano di Protezione Civile ha i seguenti obiettivi:

  1. Individuare i rischi presenti nel proprio territorio, attraverso l’analisi di dettaglio delle caratteristiche ambientali ed antropiche della zona. Tale attività permette di individuare degli scenari di riferimento sui quali basare la risposta di Protezione Civile.
  2. Affidare responsabilità e competenze, che vuol dire saper rispondere alla domanda “chi fa/che cosa”. L’individuazione dei responsabili, se pianificata in tempo di pace, permette di non trovarsi impreparati al momento dell’emergenza e di diminuire considerevolmente i tempi di intervento.
  3. Definire la catena di comando e controllo e le modalità del coordinamento organizzativo, tramite apposite procedure operative, specifiche per ogni tipologia di rischio, necessarie all’individuazione ed all’attuazione degli interventi urgenti. Definire la catena di comando e controllo significa identificare: chi prende le decisioni, a chi devono essere comunicate, chi bisogna attivare e quali enti/strutture devono essere coinvolti.
  4. Instaurare un sistema di allertamento, cioè definire le modalità di segnalazione di un’emergenza e di attivazione delle diverse fasi di allarme, per ciascuna tipologia di rischio. Tale attività è connessa all’organizzazione del presidio operativo.
  5. Individuare le risorse umane e materiali necessarie per fronteggiare e superare la situazione di emergenza: quali e quante risorse sono disponibili e come possono essere attivate.

 

Ovviamente per l’attività di analisi territoriale, individuazione degli scenari di rischio e di stesura dei documenti e degli allegati cartografici si è fatto continuo riferimento alle Linee Guida Regionali ed ai suoi aggiornamenti più recenti.

 

L’adeguamento ai sensi delle nuove linee guida ha comportato di fatto la redazione di un Piano di Emergenza ex-novo.

 

Il piano è composto dalle seguenti relazioni descrittive, tavole cartografiche ed allegati:

  • RI01 – Relazione Illustrativa Generale inerente alle seguenti sezioni definite nelle LG Regionali:
    • Inquadramento generale del territorio
    • Scenari di rischio Locale
    • Condizione Limite dell’Emergenza;
  • RI02 – Modello di Intervento e Lineamenti della Pianificazione inerente alle seguenti sezioni definite nelle LG Regionali:
    • Organizzazione del Sistema Comunale o Intercomunale di Protezione Civile
    • Risorse per la gestione dell’emergenza
    • Procedure Operative di Intervento
    • Formazione ed Informazione
  • Allegato A – Schede Tecniche;
  • Allegato B – Schemi di Ordinanze;
  • 01 – Carta di Inquadramento Territoriale – scala 1:10.000;
  • 02 – Carta delle Aree Di Emergenza e Degli Edifici Strategici – scala 1:10.000;
  • 03 – Carta dello Scenario di Rischio Idrogeologico e Geologico – scala 1:10.000;
  • 04 – Carta dello Scenario di Rischio Incendio e di Incendio da Interfaccia – scala 1:10.000;
  • 05 – Carta dello Scenario di Rischio Sismico – scala 1:10.000;
  • 06 – Carta della Condizione Limite dell’Emergenza – scala 1:10.000.